29 febbraio

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Stamattina, appena sveglia, mi sono detta che sarebbe stato bello vivere il giorno della non presenza – 29 febbraio, giorno del tempo immaginario – a passeggiare col mio cane e la mia metà (che poi in realtà è più metà della adorabile setter che vive con noi da 13 anni). Ho deciso che era giunto il momento, nonostante il mare in tempesta, di percorrere il Sentiero degli artisti e dei poeti e giungere al parco archeologico di Saturo, affidandosi al destino senza mai superare il confine.

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Veduta aerea di Saturo

Ma..era stato solo un magnifico sogno della fase REM: mi trovavo ben lontano da quel sentiero e allora ho capito che, ancora una volta, il 29 febbraio è il giorno della non presenza. Un giorno di carta trasparente, invisibile come la vita che trascorre, noi malgrado.


Per il primo dell’anno

Per un 2016 migliore, lontano dal buonismo di facciata, dal consumismo che persiste, dalla indifferenza conclamata, dalle iniquità autorizzate, dal razzismo camuffato, dai luoghi comuni e dalle convenzioni stringenti, io sto con..

TERRA E LUNA (F.G. Lorca)

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“Resto col trasparente ometto /che mangia uova di rondine.
Resto con il bambino nudo /che gli ubriachi di Brooklyn calpestano,

con le mute creature che camminano sotto gli archi. /
Con il ruscello di vene ansioso di aprir le piccole mani.
Terra, soltanto terra. /Terra per le tovaglie stremate,
per la pupilla viziosa di nuvole, /per le ferite e il pensiero bagnato.
Terra per tutto ciò che fugge dalla terra.
Non è la cenere volatile delle cose bruciate, /né la parola dei morti che muovono, da sotto, gli alberi /
E’ la terra nuda che bela per il cielo /e già sorpassa i gruppi leggeri di balene.
E’ la terra felice, imperturbabile nuotatrice, /quella che trovo nel bambino e nelle creature che/ [camminano sotto gli archi. […]
Intanto scende la luna a precipizio dalle scale, /accendendo le città di polvere celeste percettibile/colmando i piedi di marmo della pianura senza fine/ e dimenticando, sotto le sedie, piccole risate di cotone.
O Diana, Diana, Diana Vuota!/convessa risonanza dove l’ape volteggia pazza.[…]
E’ terra, mio Dio, terra quella che vado cercando. /Fascia d’orizzonte, battito che pulsa e sepoltura. /
E’ dolore che s’acquieta e amore che si consuma, /torre di sangue aperto con le mani bruciate.
Ma la luna saliva e scendeva per le scale, /mostrando lenticchie esangui negli occhi,/con una scopa d’argento sul molo dei niños /cancellando la mia presenza sul chiaro orizzonte .”

da “Poemas Sueltos“, in  Romanzero Gitano, 1924-1927, di Federico Garcia Lorca (traduzione, per, l’occasione di elis19mr)

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