Allacciate le cinture.

 

“Ogni donna è casta se non ha chi…trova la chiave!”
(Boretor)

Che la castità non fosse più portata in dote dalle giovani spose ai gelosi mariti è un dato acquisito ormai da diverse generazioni.
Secondo la dottrina cattolica la castità è “una virtù morale annessa alla temperanza e regolante l’inclinazione sessuale”. Essa si presenta sotto due forme: castità assoluta o perfetta e castità imperfetta o coniugale, per la quale l’inclinazione sessuale è finalizzata, previo indissolubile matrimonio, alla procreazione. Ogni altra pruderìe o desiderio o impulso fisiobiologico costituisce, secondo la morale cattolica, peccato grave.
La castità assoluta è ormai appannaggio di suore o di isolate/i donne e uomini, ma quella imperfetta credo non esista quasi più. Quanti “peccati gravi ” si consumano oggi tra la folta schiera dei cattolici credenti? E’ impossibile anche solo immaginarlo, ma, per fortuna, nessuno si prende il disturbo di fare un censimento o una di quelle indagini psico-bio-sanitario-costumistiche tanto di moda, su un argomento come la castità.
Però – e qui si fa furbo il marito o l’emiro o il fondametalista religioso che teme di perdere la “dote” portata dalla propria moglie e ritrovarla trasformata in appendici ramificate sopra il proprio capo: la salvezza viene, ancora una volta, dalla cintura di castità di medioevale memoria. Scomparsa, pensavamo!
Invece è un articolo ancora molto richiesto, tanto che il maggiore fabbricante di siffatte cinture, un artigiano umbro produttore di oggetti medioevali, è sommerso dagli ordini provenienti da uomini di tutto il mondo, soprattutto mediorientali. I quali però non hanno ancora del tutto assimilato che la donna ne sa una più del diavolo: suggerirà, per esempio, al caro marito che parte per un viaggio d’affari intorno al mondo, di lasciare la chiave sotto lo zerbino così al ritorno non dovranno perdere tempo per cercarla nella borsa da viaggio zeppa di cose messe alla rinfusa!

Mi incuriosice molto sapere come fanno gli emiri a ricordarsi qual’è la chiave di ciascuna delle donne dei loro harem: Saranno stati così furbi da affidare il mazzo delle chiavi con l’ identificativo ad un rassicurante eunuco?

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29 febbraio

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Stamattina, appena sveglia, mi sono detta che sarebbe stato bello vivere il giorno della non presenza – 29 febbraio, giorno del tempo immaginario – a passeggiare col mio cane e la mia metà (che poi in realtà è più metà della adorabile setter che vive con noi da 13 anni). Ho deciso che era giunto il momento, nonostante il mare in tempesta, di percorrere il Sentiero degli artisti e dei poeti e giungere al parco archeologico di Saturo, affidandosi al destino senza mai superare il confine.

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Veduta aerea di Saturo

Ma..era stato solo un magnifico sogno della fase REM: mi trovavo ben lontano da quel sentiero e allora ho capito che, ancora una volta, il 29 febbraio è il giorno della non presenza. Un giorno di carta trasparente, invisibile come la vita che trascorre, noi malgrado.